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Ariella Vidach – AiEP (IT)

performance | prima assoluta

durata 60' + a seguire incontro con il pubblico

DiDstudio - Fabbrica del Vapore

28 marzo h 17.30

Una coreografia sul tema del confine, dove il pubblico diventa interlocutore partecipe

Uovo e Ariella Vidach selezionano tre coreografi emergenti, Camilla Monga, Annika Pannitto e Gabriele Valerio, già protagonisti del progetto NAO Nuovi Autori Oggi (edizione 2014) per proporre loro una seconda residenza presso il DiDstudio / Fabbrica del Vapore, dove sono stati invitati a condurre uno studio sul tema del “confine”. Uovo presenta il risultato della loro ricerca, insieme alla documentazione del processo creativo che verrà condiviso con il pubblico.

Red Hoquetus

coreografia e danza Camilla Monga
musiche Luca Scapellato

Red Hoquetus è una sovrapposizione di piccoli oggetti e tessuti di colore rosso che esprime la rottura del ritmo in uno schema di movimenti regolare e ripetitivo. Il rosso segna il confine che separa una partitura ritmica e coreografica da un’altra: appare come un piccolo dettaglio del costume di scena per poi affermarsi come colore dominante che determina lo sviluppo della coreografia fino a ingrandirsi e accendere come in un quadro il fondo stesso della tela.

Altra danza sul tema della produzione dello spazio

coreografia, testo e danza Annika Pannitto
supervisione musicale Rodrigo Faina
un ringraziamento speciale a Alessandra Sini, Ariella Vidach, Elisa D’Amico e Marta Sponzilli

Questa danza nasce nell’ambito di una ricerca pratica e teorica sul tema della produzione di spazio a partire da un corpo in movimento. Il desiderio è produrre ed esporre una danza che, come un oggetto, può essere utilizzata da tutte le persone presenti e considerata come spazio ‘comune’, ovvero un luogo d’incontro che può essere definito solo in base alla partecipazione e alle molteplici relazioni che si generano tra chi produce la danza e chi la osserva. In questo luogo il confine è inteso come spazio di transizione dove domande, riflessioni, movimenti visibili e meno visibili emergono per ridefinire e reinventare le condizioni di spazio e tempo.

Borders

coreografia Gabriele Valerio
danza Serena Malacco, Matilde Orrico e Alice Raffaelli

Ogni giorno mostriamo al mondo una parte di noi, quella maschera presentabile e socialmente accettabile. Borders esplora i lati più nascosti del nostro essere, l’osceno che c'è in ognuno di noi. Borders mette in scena l’area di confine tra pubblico e privato, indagando quel campo di azioni che sfiora il limite sociale senza travalicarlo ma che può esplodere nel privato.
Questo lavoro nasce dall’esigenza di esplorare il concetto di violenza, visto sia come istinto primordiale che nella sua accezione più sottile e sociologica. Ogni giorno scendiamo a patti tra i nostri istinti e i comportamenti socialmente accettabili, in una costante negoziazione tra ciò che può essere mostrato e ciò che deve essere nascosto, in una sorta di dicotomia umano-animale. Borders cerca di sondare tutto quello che vive in questo sottile confine. Cosa succederebbe se potessimo mostrare i nostri stati più osceni? Cosa accadrebbe se dessimo libero sfogo ai nostri istinti?

Booth

coreografia Ariella Vidach in collaborazione con Alessia Cafariello, Serena Malacco, Camilla Perani e Alessio Scandale

Ariella Vidach si misura con il rapporto tra movimento e suono per indagare la vocalità come estensione dell’azione in una relazione che esplora il gesto nella sua sintesi, asciugato, incisivo, drastico.
Il progetto è realizzato con un gruppo di giovani interpreti che si cimentano in questa produzione collaborando alla creazione di una partitura corpo/voce/suono che inneschi una successione di eventi oltre che un coinvolgimento del pubblico, che non si limita ad essere semplice osservatore, ma diventa interlocutore partecipe.
Booth è la prima di una serie di lavori che ha l’obiettivo di esplorare i confini del corpo travalicandone la consueta collocazione a favore di un rapporto diretto e accessibile, che riduce la distanza tra pubblico e performer.